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Programma del 26/03/2000

Cava D'Ispica

Come si fa a dire dei natali di Ispica? Questa città sembra esserci sempre stata, almeno come semplice e poco numeroso insediamento antropico di una delle tante cave scavate da un torrente ibleo. Sin da quando i primi uomini popolavano la Sicilia armati di robuste clave. Certo già i Sicani popolavano questo territorio, non troppo distante dalla costa, ricco d’acqua e naturalmente protetto. E questi popoli cominciarono ad incidere le ripide pareti della cava scavata da un torrente che assume denominazioni diverse in relazione al tratto cui si riferisce, Ispica, o Pernamazzoni o, ancora, Busaitone. E dopo i Sicani i Siculi, quindi i Greci, i Romani, e, dopo la caduta dell’impero, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni e gli Spagnoli. Dopo il sisma del 1693 che cambiò il volto dell’intera valle, Spaccaforno (vecchio nome di Ispica) fu ricostruita in un sito diverso e più sicuro ma la cava che le diede i natali non fu del tutto abbandonata e le sue grotte continuarono ad essere utilizzate come locali di supporto logistico alle attività agro-pastorali, per i frantoi, per custodire greggi e derrate, per i palmenti e le officine. Ancora oggi alcuni di questi antri assolvono perfettamente lo scopo di riparare animali d’allevamento. L’ingresso della testata sud della cava è dominato dalle vecchie fortificazioni della città medievale, il Fortilitium, all’interno del quale si può visitare il parco archeologico "Forza", esteso circa tre ettari e facilmente fruibile grazie ai sentieri che conducono presso i siti più interessanti. Qui, di particolare interesse sono i ruderi del Palazzo Marchionale, eretto in epoca bizantina, come sembrano indicare i frammenti ceramici portati alla luce dagli scavi; i ruderi della Chiesa dell’Annunziata, sul cui pavimento sono scavate antiche sepolture; vi è poi il "centoscale", una lunga scala scavata nella roccia dentro un cunicolo e costituita da 280 gradini attraverso i quali si giunge a fondo valle. Numerose poi le grotte adibite a servizi, come la "scuderia", con mangiatoia e sistema di drenaggio dell’acqua, la "spezieria", i locali del frantoio e della conceria, ecc.

Proprio sotto il Parco Forza iniziano i 13 chilometri della cava, che terminano non lontano da Modica. Interessantissimo l’ambiente naturale, tipico delle cave iblee, con pioppi, lecci, platani, carrubi, peri selvatici, oleandri, palmette nane, timo, sambuco, cappero, edera, ciclamino, ginestra spinosa, ecc. Talvolta, insospettiti da presenze estranee, si può essere seguiti dallo sguardo vigile di poiane e falchi che, dall’alto delle ripide pareti rocciose che delimitano la cava, emettono il loro tipico verso di rapaci.

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