Un viaggio nella “foce dell’Irminio” e nel Barocco di
Scicli (RG) Un binomio fatto di
insolita, ricchissima natura e arte barocca di eccezionale valore.
La riserva è ubicata fra due centri abitati: Marina di Ragusa e Donnalucata.
Si trova nell’area posta alla foce del fiume Irminio e comprende una zona
costiera sul Mediterraneo con coste sabbiose e a tratti falesie. Il fiume
Irminio nasce a Monte Lauro, negli Iblei, ed è il fiume più lungo della
provincia di Ragusa; ha un carattere prevalentemente torrentizio e sfocia nel
Mar Mediterraneo dopo un percorso di 52 Km. Nell’antichità era utilizzato per
effettuare scambi commerciali fra le zone interne e la costa. Questo ha portato
all’insabbiamento della foce con formazione del
meraviglioso cordone dunale in seguito al trasporto di
detriti da parte del fiume. Alla
foce dell' Irminio la macchia costituisce una striscia larga qualche decina di
metri che scorre parallela alla costa per qualche chilometro.
All'ingresso della riserva s’inbocca il sentiero che circoscrive l'intera
riserva, che si snoda in un fitto canneto, tra archi naturali di selvaggia
bellezza per circa 4,5 km. Penetrando all'interno delle dune si rimane stupiti
nell'osservare la rigogliosa vegetazione, composta prevalentemente, nelle zone
più esposte ai venti salmastri, dal
ginepro coccolone. Vi sono esemplari secolari di
questa specie dal caratteristico tronco strisciante sulla sabbia.
Nelle zone meno esposte al sole troviamo invece, il lentisco. Qui la
vegetazione impenetrabile è costituita da diverse specie tipiche della macchia
mediterranea: l'euforbia, l'asparago, l'assenzio, il thè,
l'efedra che dominano il paesaggio. Il fiume scorre lungo l'altipiano
ragusano formando una stretta vallata delimitata da pareti alte e verticali di
natura calcarea. Lungo le sponde è possibile osservare la fauna tipica di questi
ambienti costituita da insetti tra cui le variopinte libellule ed una specie
rara di coleottero vivente solo in Sicilia. Tra i rettili è interessante la
presenza della testuggine palustre che, durante l'estate, può essere
osservata vicino ai corsi d'acqua e del colubro leopardino, un serpente
che si riconosce facilmente per le sue caratteristiche macchie rosso mattone
contornate di nero su uno sfondo uniforme color sabbia. Tra canneti, lentischi,
palme nane, timo e tamerici, diverse specie di uccelli, anche palmati (usignolo,
pendolino, tarabusino, la folaga e la gallinella d'acqua) si alternano a
quelli migratori (aironi, cormorani, gabbiani, anatre, martin pescatore).
Spostandosi lungo i sentieri della riserva è possibile rilevare la presenza del
coniglio selvatico e della volpe, che sono le specie di mammiferi più frequenti.
Sono state introdotte anche specie alloctone come la nutria (Castorino) (Myocastor coypus).
Panorama della foce dell’Irminio
Città
di
SCICLI
Panorama di Scicli
A circa 28 chilometri da
Ragusa,
sorge Scicli, un’elegante cittadina situata in un'unica ampia pianura
tra colline rocciose, alla confluenza di tre valli strette ed incassate
che danno luogo a veri e propri canyon calcarei detti cave (S.Bartolomeo,
S. Maria La Nova e la fiumara di Modica). Scicli è una splendida città
d'arte della Val di Noto, (26.000 ab. m. 106 s.l.m.) inserita nella
lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco per il suo considerevole
patrimonio artistico ed architettonico. Difatti, dopo il disastroso
terremoto del 1693 che distrusse quasi interamente la città, questa fu
ricostruita secondo i principi del barocco, fondati sulla ricerca di
spazi e di effetti illusionistici, ottenuti con la sapiente disposizione
degli edifici, delle chiese e della pianta urbana. Scicli è racchiusa da
una cornice di chiese e palazzi settecenteschi e ottocenteschi, in cui
l'eleganza architettonica e la raffinatezza decorativa regalano
all'osservatore armoniosi e seducenti scenari.
Dettaglio della visita della città:
incontro con la guida alle ore 15,30 in Piazza Italia, da lì ci
avvieremo verso il complesso trogloditico di Chiafura.
Nel frattempo apriranno le chiese intorno alle ore 16:00.
Visiteremo la Chiesa di San Bartolomeo, la Chiesa Madre, Palazzo
Beneventano e proseguiremo la passeggiata lungo Via Francesco Mormino
Penna con il Municipio,
location del Commissario Montalbano, la Chiesa di San Giovanni, San
Michele, Palazzo Spadaro sede della Pinacoteca del Comune di Scicli e
Santa Teresa all'interno della quale sono custoditi gli affreschi tardo
quattrocenteschi di Santa Maria della Croce. Successivamente ci
recheremo in Piazza Carmine per la visita all'omonima chiesa e al Cristo
di Burgos. Compatibilmente con l’ orario di rientro vedremo la
Cava di Santa Maria la Nova e l'omonima chiesa.
S’inizia da piazza Italia dove,
oltre ai bei palazzi settecenteschi come Palazzo Fava e
Palazzo Beneventano
con le caratteristiche mensole adornate da sculture grottesche, sorgono
due importanti chiese: la
Chiesa Madre della Madonna delle
Milizie
e la Chiesa di San Bartolomeo. La prima, risalente al XVII secolo, è a
tre navate, ricca di stucchi dorati e affreschi. All'interno è possibile
ammirare il simulacro in cartapesta della Madonna delle Milizie e le
reliquie di San Guglielmo. Vicinissima sorge anche la
Chiesa di San Bartolomeo,
uno dei monumenti più importanti della città, risalente al XV secolo fu
l'unica a resistere al sisma del 1693. L'esterno, progettato
dall'architetto siracusano Salvatore D'Alì all'inizio del XIX
secolo, è in stile barocco-neoclassico. Via Francesco Formino Penna ospita la Chiesa e
Convento del Carmine (1386), che conserva, nella struttura originaria,
un importante chiostro del '700. Da non perdere la Chiesa della
Consolazione, un tempio tardo-barocco, con un particolare portale
seicentesco, resistito al terremoto del 1693, che si trova sulla
fiancata destra della chiesa e la Chiesa di S. Maria la Nova, di stile
neoclassico. Sul colle San Matteo, la Chiesa di S. Matteo, ex chiesa
Madre di Scicli, costruita dopo il terremoto del 1693 che sovrasta, dal
colle omonimo, la città.
Le zone archeologiche
-
La particolare conformazione del territorio, costellato da innumerevoli
cave e grotte, ha favorito la nascita di diversi insediamenti rupestri.
In questi luoghi infatti, la presenza umana è antichissima e risale
addirittura al neolitico. Nella Cava San Bartolomeo, sulla parte
meridionale del colle San Matteo, sorge la
Chiafura,
uno dei quartieri più antichi della città di Scicli, abitato fino agli
anni '50 e poi abbandonato. Alcune delle abitazioni sembrano risalire
proprio al neolitico anche se la maggior parte di esse sono di periodo
bizantino. La zona fu abbandonata definitivamente dopo il terremoto del
1693 che distrusse anche il castello.
Pillole di storia
-
Il nucleo originario della città di Scicli ha origini antichissime ed
incerte. E' molto probabile che il nome possa derivare da Siclis,
da Siculi, appellativo con il quale venivano definiti i primi abitatori
della zona. La città antica sorse sull'odierno colle di San Matteo, il
cui territorio è pieno di reperti archeologici del periodo greco romano
presso la foce dell'Irminio e accanto a questi resti emergono numerose
tracce cartaginesi. Come tutte le città siciliane,
anche Scicli, dopo la caduta dell'Impero Romano d'occidente, cadde sotto
la dominazione bizantina e subì le incursioni dei Barbari.
La città durante la dominazione araba fu chiamata Sikla e
conobbe un periodo di grande sviluppo economico e benessere. Dopo i
Saraceni arrivarono i Normanni che introdussero nella zona il
sistema feudale e Scicli, insieme alle città limitrofe, fu considerata
città demaniale. Durante la dominazione Sveva, la città conservò
il privilegio di città demaniale ed ebbe da Federico II il motto
araldico 'Urbs inclita e vittoriosa'. Successivamente cadde sotto
la dominazione angioina. Il 5 aprile 1282, dopo lo scoppio dei
famosi Vespri siciliani, anche Scicli cacciò il presidio francese
e si pose sotto la protezione di Pietro d'Aragona. In seguito
entrò a far parte della contea di Modica seguendone le sorti
sotto i Chiaramonte ed i Cabrera. Un evento funesto e
catastrofico, come già detto, fu il terremoto del 1693 che fece a Scicli
circa 2.000 morti e distrusse quasi completamente la cittá, che
similmente a Ragusa e Modica fu ricostruita sullo stesso sito.
PROGRAMMA:
ore 7:30
raduno in Piazza Carmine a Giarre - ore 7:45 partenza; ore 9:45 arrivo a
Marina di Ragusa; ore 10:00 – 12:45 visita della foce dell’Irminio e dell’area
costituita dalle dune sabbiose, con guide
della Provincia;
ore
13:00 - Pranzo al sacco nell’area attrezzata (dotata di servizi igienici); ore
14:00 in auto per la città di Scicli con arrivo alle ore 14:30; ore 15:00 –
18:00 visita di Scicli, con guida
autorizzata; ore 18:30 -
19:00 partenza per Giarre.
Livello di
difficoltà dell’escursione :
medio-facile
- Distanza complessiva intera giornata Km.
3 -
Pranzo al
sacco
Per prenotazioni, contributo alle spese e informazioni sull’escursione
telefonare a:
Egidio
Mangano
348 1010699 – Grazia Contarino 340 3087368 Escursione
in automobile con mezzi propri Termine ultimo giovedì
23 febbraio 2012.
La sede sarà
presenziata nei giorni di martedì e venerdì dalle ore 10.00 alle ore
11.00
Il Gruppo si riunisce tutti i giovedì dalle ore 17.30 alle ore 19.30