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Un viaggio nella “foce dell’Irminio” e nel Barocco di Scicli (RG)
Un binomio fatto di insolita, ricchissima  natura e arte barocca di eccezionale valore. 

Domenica 26 febbraio 2012

(locandina pieghevole)


Panorama della foce dell’Irminio

Riserva Foce dell’Irminio (RG)

La riserva è ubicata  fra due centri abitati: Marina di Ragusa e Donnalucata.

Si trova nell’area posta alla foce del fiume Irminio e comprende una zona costiera sul Mediterraneo con coste sabbiose e a tratti falesie. Il fiume Irminio nasce a Monte Lauro, negli Iblei, ed è il fiume più lungo della provincia di Ragusa; ha un carattere prevalentemente torrentizio e sfocia nel Mar Mediterraneo dopo un percorso di 52 Km. Nell’antichità era utilizzato per effettuare scambi commerciali fra le zone interne e la costa. Questo ha portato all’insabbiamento della foce con formazione del meraviglioso cordone  dunale    in seguito al trasporto di detriti da parte del fiume. Alla foce dell' Irminio la macchia costituisce una striscia larga qualche decina di metri che scorre parallela alla costa per qualche chilometro. All'ingresso della riserva s’inbocca il sentiero che circoscrive l'intera riserva, che si snoda in un fitto canneto, tra archi naturali di selvaggia bellezza per circa 4,5 km. Penetrando all'interno delle dune si rimane stupiti nell'osservare la rigogliosa vegetazione, composta prevalentemente, nelle zone più esposte ai venti salmastri, dal ginepro coccolone. Vi sono esemplari secolari di questa specie dal caratteristico tronco strisciante sulla sabbia. Nelle zone meno esposte al sole troviamo invece, il lentisco. Qui la vegetazione impenetrabile è costituita da diverse specie tipiche della macchia mediterranea: l'euforbia, l'asparago, l'assenzio, il thè, l'efedra che dominano il paesaggio. Il fiume scorre lungo l'altipiano ragusano formando una stretta vallata delimitata da pareti alte e verticali di natura calcarea. Lungo le sponde è possibile osservare la fauna tipica di questi ambienti costituita da insetti tra cui le variopinte libellule ed una specie rara di coleottero vivente solo in Sicilia. Tra i rettili è interessante la presenza della testuggine palustre che, durante l'estate, può essere osservata vicino ai corsi d'acqua e del colubro leopardino, un serpente che si riconosce facilmente per le sue caratteristiche macchie rosso mattone contornate di nero su uno sfondo uniforme color sabbia. Tra canneti, lentischi, palme nane, timo e tamerici, diverse specie di uccelli, anche palmati (usignolo, pendolino, tarabusino, la folaga e la gallinella d'acqua) si alternano a quelli migratori (aironi, cormorani, gabbiani, anatre, martin pescatore). Spostandosi lungo i sentieri della riserva è possibile rilevare la presenza del coniglio selvatico e della volpe, che sono le specie di mammiferi più frequenti. Sono state introdotte anche specie alloctone come la nutria (Castorino) (Myocastor coypus). Panorama della foce dell’Irminio

Città di SCICLI


Panorama  di  Scicli

A circa 28 chilometri da Ragusa, sorge Scicli, un’elegante cittadina situata in un'unica ampia pianura tra colline rocciose, alla confluenza di tre valli strette ed incassate che danno luogo a veri e propri canyon calcarei detti cave (S.Bartolomeo, S. Maria La Nova e la fiumara di Modica). Scicli è una splendida città d'arte della Val di Noto,  (26.000 ab. m. 106 s.l.m.) inserita nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco per il suo considerevole patrimonio artistico ed architettonico. Difatti, dopo il disastroso terremoto del 1693 che distrusse quasi interamente la città, questa fu ricostruita secondo i principi del barocco, fondati sulla ricerca di spazi e di effetti illusionistici, ottenuti con la sapiente disposizione degli edifici, delle chiese e della pianta urbana. Scicli è racchiusa da una cornice di chiese e palazzi settecenteschi e ottocenteschi, in cui l'eleganza architettonica e la raffinatezza decorativa regalano all'osservatore armoniosi e seducenti scenari.

Dettaglio della visita della città:
incontro con la guida alle ore 15,30 in Piazza Italia, da lì ci avvieremo verso il complesso trogloditico di Chiafura.

Nel frattempo apriranno le chiese intorno alle ore 16:00.
Visiteremo la Chiesa di San Bartolomeo, la Chiesa Madre, Palazzo Beneventano e proseguiremo la passeggiata lungo Via Francesco Mormino Penna con il Municipio,
location del Commissario Montalbano, la Chiesa di San Giovanni, San Michele, Palazzo Spadaro sede della Pinacoteca del Comune di Scicli e Santa Teresa all'interno della quale sono custoditi gli affreschi tardo quattrocenteschi di Santa Maria della Croce. Successivamente ci recheremo in Piazza Carmine per la visita all'omonima chiesa e al Cristo di Burgos.  Compatibilmente con l’ orario di rientro vedremo la Cava di Santa Maria la Nova e l'omonima chiesa.
 

S’inizia da piazza Italia dove, oltre ai bei palazzi settecenteschi come Palazzo Fava e Palazzo Beneventano con le caratteristiche mensole adornate da sculture grottesche, sorgono due importanti chiese:  la Chiesa Madre della Madonna delle Milizie e la Chiesa di San Bartolomeo. La prima, risalente al XVII secolo, è a tre navate, ricca di stucchi dorati e affreschi. All'interno è possibile ammirare il simulacro in cartapesta della Madonna delle Milizie e le reliquie di San Guglielmo. Vicinissima sorge anche la Chiesa di San Bartolomeo, uno dei monumenti più importanti della città, risalente al XV secolo fu l'unica a resistere al sisma del 1693. L'esterno, progettato dall'architetto siracusano Salvatore D'Alì all'inizio del XIX secolo, è in stile barocco-neoclassico. Via Francesco Formino Penna ospita la Chiesa e Convento del Carmine (1386), che conserva, nella struttura originaria, un importante chiostro del '700. Da non perdere la Chiesa della Consolazione, un tempio tardo-barocco, con un particolare portale seicentesco, resistito al terremoto del 1693, che si trova sulla fiancata destra della chiesa e la Chiesa di S. Maria la Nova, di stile neoclassico. Sul colle San Matteo, la Chiesa di S. Matteo, ex chiesa Madre di Scicli, costruita dopo il terremoto del 1693 che sovrasta, dal colle omonimo, la città.

Le zone archeologiche - La particolare conformazione del territorio, costellato da innumerevoli cave e grotte, ha favorito la nascita di diversi insediamenti rupestri. In questi luoghi infatti, la presenza umana è antichissima e risale addirittura al neolitico. Nella Cava San Bartolomeo, sulla parte meridionale del colle San Matteo, sorge la Chiafura, uno dei quartieri più antichi della città di Scicli, abitato fino agli anni '50 e poi abbandonato. Alcune delle abitazioni sembrano risalire proprio al neolitico anche se la maggior parte di esse sono di periodo bizantino. La zona fu abbandonata definitivamente dopo il terremoto del 1693 che distrusse anche  il castello.

Pillole   di   storia - Il nucleo originario della città di Scicli ha origini antichissime ed incerte. E' molto probabile che il nome possa derivare da Siclis, da Siculi, appellativo con il quale venivano definiti i primi abitatori della zona. La città antica sorse sull'odierno colle di San Matteo, il cui territorio è pieno di reperti archeologici del periodo greco romano presso la foce dell'Irminio e accanto a questi resti emergono numerose tracce cartaginesi. Come tutte le città siciliane, anche Scicli, dopo la caduta dell'Impero Romano d'occidente, cadde sotto la dominazione bizantina e subì le incursioni dei Barbari. La città durante la dominazione araba fu chiamata Sikla e conobbe un periodo di grande sviluppo economico e benessere. Dopo i Saraceni arrivarono i Normanni che introdussero nella zona il sistema feudale e Scicli, insieme alle città limitrofe, fu considerata città demaniale. Durante la dominazione Sveva, la città conservò il privilegio di città demaniale ed ebbe da Federico II il motto araldico 'Urbs inclita e vittoriosa'. Successivamente cadde sotto la dominazione angioina. Il 5 aprile 1282, dopo lo scoppio dei famosi Vespri siciliani, anche Scicli cacciò il presidio francese e si pose sotto la protezione di Pietro d'Aragona. In seguito entrò a far parte della contea di Modica seguendone le sorti sotto i Chiaramonte ed i Cabrera. Un evento funesto e catastrofico, come già detto, fu il terremoto del 1693 che fece a Scicli circa 2.000 morti e distrusse quasi completamente la cittá, che similmente a Ragusa e Modica fu ricostruita sullo stesso sito.

 

PROGRAMMA: ore 7:30 raduno in Piazza Carmine a Giarre - ore 7:45 partenza;  ore 9:45 arrivo a Marina di Ragusa; ore 10:00 – 12:45 visita della foce dell’Irminio e dell’area  costituita dalle dune sabbiose, con guide della Provincia;  ore  13:00 - Pranzo al sacco nell’area attrezzata (dotata di servizi igienici); ore 14:00  in auto per la città di Scicli con arrivo alle ore 14:30; ore 15:00 – 18:00 visita di Scicli, con guida autorizzata; ore 18:30 - 19:00 partenza per Giarre.

 

Livello di difficoltà dell’escursione :  medio-facile -   Distanza complessiva intera giornata  Km. 3  -  Pranzo al sacco  

Per prenotazioni, contributo alle spese  e informazioni sull’escursione  telefonare a:  
Egidio  Mangano
348 1010699 – Grazia Contarino 340 3087368

Escursione in automobile con mezzi propri
Termine ultimo giovedì  23 febbraio 2012.

 

 

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