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Una giornata a Vendicari
Con gli amici fidati, in affettuosa compagnia, con coloro i quali ti intendi senza fatica e con i quali puoi parlare di tutto - a me piace la letteratura e questa volta l’inafabeto (sic) Vincenzo Rabito con la sua formidabile storia naif “Terra matta” ha monopolizzato la discussione in auto - siamo arrivati sereni e in pace con noi stessi. All’inizio del percorso (questa volta l’oasi è stata abbordata da sud, in località S. Lorenzo) c’è un tratto costiero roccioso, però misto a piccole spiagge e il mare fa sentire forte la sua voce, ma oggi ha un suono suadente perché c’è calma sull’acqua, appena increspata in superficie e l’aria è dolce, il cielo è sereno, l’atmosfera è incantata. ( Da lì, quanti sguardi amorosi ho rivolto a Noto, guardando a nord, verso l’irripetibile città, l’incomparabile “ Giardino di pietra ”… ). Un gruppetto di noi, assidui
frequentatori, inevitabilmente si ricorda dell’escursione effettuata il gennaio
precedente, quando una giornata tempestosa ci ha imposto una visita brevissima,
regalandoci però un
Si avvicina mezzogiorno e anche
a occhio nudo si possono osservare tanti cormorani, ma ecco che ogni tanto
qualche fenicottero scende verso sud come per esplorare il perimetro del
pantano più meridionale; soltanto in lontananza si intravedono tanti gruppi di
suoi compagni e compagne appollaiati o al pascolo. Facciamo una breve
passeggiata lungo la spiaggia in luoghi adiacenti zone recintate
tartarughine caretta caretta di nidificare e ci imbattiamo in
innumerevoli palline arrotondate grandi come palle da tennis o giù Sulla sabbia finissima si leggono facilmente alcune impronte : prima di noi è passata la volpe, è Giuseppe che me le fa notare, non sarei stato capace di riconoscerle, altrimenti. Poiché il mare è calmo la risacca fa un rumore melodioso, come se fosse un sottofondo musicale , un moto perpetuo, invece è un grande respiro e le nostre orecchie non sono educate ad ascoltarlo, neppure in un giorno così tranquillo: bisognerebbe fermarsi e sedere per ascoltarne la voce, mentre qualcuno di noi, magari, fosse in grado di cantare la sua antichità …
Lungo il sentiero incontriamo
il punto in cui il pantano incontra il mare, non per osmosi ma per contatto
amoroso, in superficie, attraverso la nuda spiaggia : ecco perché i pantani Com’era prevedibile nel primo pomeriggio le nuvole si fanno vedere e spesso nascondono il cielo ma alcune anatre percorrono una loro esclusiva direzione verso nord e tanti cormorani fanno avanti e indietro senza curarsi di noi, poi qualche gheppio si permette di avvicinarsi a noi “ disturbatori” a una distanza di circa 50 metri e , noncurante, osserva il suolo col tipico movimento detto “ spirito santo” .
Sulla stradina di ritorno per avvicinarci all’uscita dell’oasi, assistiamo alle manovre dei cormorani per cercare il riparo e appollaiarsi per la notte e lo fanno rumorosamente su un gruppo di eucalipti, tra i pochi alberi d’alto fusto presenti nell’area. Così possiamo assistere a un richiamo, piuttosto un verso beffardo molto simile a una risata umana trasmessa da un altoparlante, non saprei dire altrimenti. Suscita il riso ma loro non si curano della nostra presenza. C’è grande animazione nell’aria, tutti corrono a cercarsi il posto per la notte. Siamo intorno alle cinque della sera, il sole si è coricato da un pezzo, si avvicina il crepuscolo ma non ci sono ancora ombre serali. Dal capanno che sta vicino all’entrata dell’oasi possiamo ancora osservare le ultime manovre pescatrici di alcuni aironi cinerini e altri fenicotteri che non sono rosa per niente, evidentemente sono giovani e forse loro lo sanno ma noi umani restiamo nell’incertezza … come possiamo capire questi uccelli se non sappiamo neanche noi, talvolta, chi siamo e cosa stiamo facendo… incapaci di recuperare il nostro tempo perduto, con i nostri sensi abitualmente spenti, drammaticamente inadeguati a dilatare lo sguardo interiore, a scoprire i segreti e a rispettare le leggi della natura… ( Egidio M.) |
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