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Domenica 25 ottobre 2009
Noto antica
Entrare a Noto antica, c’è infatti una porta per entrare, è un atto che rientra in quell’idea di andare “ alla ricerca dei paesi perduti … ” per incontrare la storia e forse ritrovare noi stessi. Qui la sindrome di Stendhal (vi ricordate ? quell’incanto, quello stordimento che sopravviene nell’animo di chi guarda una cosa bella o affascinante? ) ti assale per come lo sguardo è invincibilmente attratto dal paesaggio, veramente sperduto, fuori dal tempo, inselvatichito; è la strada che ti ci porta a dare tale sensazione e ciò può durare anche dopo che si intravede in lontananza la cinta muraria, imponente e miracolosamente in piedi, e dura ancora quando si giunge davanti alla porta d’ingresso, la porta della Montagna, la quale si presenta restaurata ma con un aspetto molto antico, perfino severo. L’adiacente castello reale con il suo mastio (maschio) innalzato dal restauro fino a una certa altezza, dà le dimensioni di quel che doveva essere questa città fino alla notte del 13 gennaio 1693, quando il finimondo scosse terribilmente tutta la Sicilia sud orientale e fece tremare i cuori di tutti gli esseri viventi, tutto inghiottendo, tutto oscurando, colpendo a morte per sempre. La città ( fondata da Ducezio intorno al 428 a.C.) che aveva 9.000 abitanti venne rasa al suolo per circa il 90% ed ebbe subito 3.000 morti, soltanto la prima notte, più altre 2.000 durante l’epidemia estiva. Pensate, una città con 3.000 case, 34 chiese , 11 conventi, 8 monasteri. Il visitatore che con un velo di tristezza lascia la zona del castello e si accinge a percorrere una stradella che va in direzione sud - era nient’altro che il corso principale della città - viene colpito dalle grandi e piccole pietre sparse e ammucchiate nei pressi della strada, nei due lati, ormai assalite e in gran parte coperte dai rovi e dalle erbacce, indegna e amara sepoltura di quelle povere vite spezzate… sotto quelle pietre ci sono le ossa dei morti, ché le pietre non furono più toccate, i sopravvissuti scapparono via nella campagna circostante come fantasime … ed ecco che quel che si vede può considerarsi una sorta di sacrario. Quando poco dopo si arriva nel sito in cui c’era la Chiesa del Carmine e vedi le fondamenta delle colonne portanti, interrate, annerite, fossilizzate e maculate di licheni scuri, ma integre, con gli spigoli ancora intatti, puoi provare una emozione cupa, puoi sentire un’amarezza indicibile, ma puoi sentire l’esaltazione della scoperta archeologica, ché hai finalmente ritrovato la memoria, il gusto del passato, della storia. Non vi immaginate cosa si può provare, inoltrandosi un po’ più avanti, avvicinandosi all’area presbiteriale, ancora in piedi, stupendamente concava, superbamente emergente dalla terra, caparbiamente resistente all’assalto dei roveti, che mani impietose non hanno voglia di scostare e politici inetti non trovano mai i mezzi pecuniari per provvedere al decoro. Alla fine dell’ottocento, addirittura, il luogo venne concesso in pascolo e alcuni strascichi durano ancora oggi, a causa dell’enfiteusi, dell’usucapione… ahinoi.
Villa romana del
Tellaro “ Dottore venga, abbiamo trovato qualcosa in un rudere sul Tellaro” : era l’estate del 1971, quando Giuseppe Voza, in forze alla sovrintendenza ai beni culturali di Siracusa, ricevette quella telefonata da un capitano della Guardia di finanza. Qualcuno aveva avvertito le fiamme gialle che in una masseria abbandonata, non lontano da Noto, e dall’antica città di Eloro, si erano visti scavatori di frodo… … Si trattava, nientemeno, dei resti di una villa romana del IV secolo d.C. , la dimora di una famiglia di latifondisti, i cui pavimenti erano ricoperti da straordinari mosaici che, per raffinatezza di stile, sono tra i più significativi dell’epoca e possono ben rivaleggiare con quelli, notissimi, di Piazza Armerina, naturalmente non in quantità di superficie coperta. «Gli scavi, cominciati tra mille difficoltà burocratiche a metà degli anni 70, hanno portato alla luce i resti di una villa di 6 mila metri quadrati». Ma il ritrovamento eccezionale riguarda i pavimenti di tre stanze tappezzati con scene mitologiche, di caccia e danze, realizzate con milioni di tessere in pietra calcarea e cotto dai colori naturali intensissimi. Storie piene di animali, fiori e volti talmente vivi che sembrano schizzare fuori dal disegno. La residenza romana bruciò in un incendio, probabilmente alla fine del IV secolo. Forse fu una conseguenza della calata dei barbari, ipotizza Voza, ora sovrintendente. Sullo strato di macerie e cenere abbandonato per secoli nel 1700 venne costruita una fattoria, tranciando i mosaici scampati alla distruzione e seppellendoli sotto 50 centimetri di terra e pietre. «Per recuperarne alcune porzioni abbiamo tolto con un lavoro chirurgico parte delle fondazioni evitando di far crollare quel che resta della masseria» aggiunge Voza. «E viste le condizioni in cui si trovavano abbiamo dovuto tirare via i mosaici e portarli al laboratorio per il restauro». Un’operazione delicatissima e rischiosa perché, se eseguita malamente, rischia di scompaginare le tessere, distruggendo per sempre le immagini. Era la fine degli anni 80. Da allora gli esperti hanno lavorato per togliere le tracce lasciate dall’incendio. Con pazienza hanno risistemato alcune delle tessere sparse, ritrovate durante gli scavi, riportando all’originale splendore i racconti narrati sui pavimenti della villa. «Le fondazioni della masseria avevano rovinato la parte principale di una delle scene più straordinarie: la pesatura del corpo di Ettore, un evento a cui si fa riferimento nell’Iliade» dice Voza. «Dopo la pulizia sono emersi particolari che ci hanno permesso di stabilire che si trattava proprio del riscatto dell’eroe ucciso. Lo stile è riconducibile a quello dei mosaici dell’Africa preconsolare e della villa romana di Piazza Armerina, ma queste rappresentazioni sono più armoniose e più vivaci, le figure sembrano muoversi, la profondità delle immagini è maggiore». PROGRAMMA: ore 7:15 raduno in Piazza Carmine a Giarre - ore 7:30 partenza; ore 9:00 arrivo a Noto Antica; ore 9:15 – 12:45 visita di Noto Antica; ore 13:00 - Pranzo al Sacco; ore 14:30/16:00 prosecuzione del percorso per la Villa romana del Tellaro; ore 16:30 – Partenza per rientro a Giarre ( Facoltà di visitare Noto città per circa 1 ora). Livello di
difficoltà dell’escursione: facile - Lunghezza percorso circa 2 km. Pranzo al
sacco |
Link
wwfjonicoetneo@yahoo.it
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Prossima escursione:
domenica 5 settembre 2010 |
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La sede sarà
presenziata nei giorni di martedì e venerdì dalle ore 10.00 alle ore
11.00 |
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