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Resoconto Cava Misericordia ( Ragusa )

visitata l’11 ottobre 2009 da 12 persone fra soci e simpatizzanti del wwf jonico etneo.

 

    L’escursione alla Cava Misericordia si è svolta in una bella giornata ottobrina con il giusto sole e con una splendido venticello che ci ha accompagnato per quasi tutta la giornata. L’incontro con Jolanda Galletti del CIRS ragusano (Centro ibleo ricerca speleo-idrogeologica) è stato apprezzato da tutti perché è stata una guida documentata, esaustiva ed ammirevole. Sin dai primi passi, quando ci ha distribuito le cartine colorate del sito della cava, ha cominciato ad illustrarci egregiamente gli aspetti geo-morfologici dell’altopiano ragusano, ( lei dice che li ha mutuati dal marito, geologo )  in particolare quello in cui insistono quei piccoli corsi d’acqua disposti “ a pettine “, tutti confluenti del Ciaramite che continua a scavare il letto della cava, come se avesse tutto il tempo che vuole.  Poiché Ella è una biologa con la passione della botanica, ci illustra diligentemente l’origine tettonica della zona, quando gli  Iblei emersero dal mare,  così archiviando le pietre e la natura delle rocce, la stratificazione sottomarina di circa 200 milioni di anni fa ( forse sono di più, chissà, non ho preso appunti ).

    Un comodo sentiero, in parte a gradoni, scende nella cava e subito cominciano le indicazioni delle erbe e della erbette, degli arbusti e dei cespugli, tutte accarezzate con la mano, chiamate prima in latino, poi in italiano e quindi in dialetto.  Io, in un batter d’occhio ho già indossato la mia pellicola d’innocenza, poiché per me questa è una rivisitazione e dunque devo ritrovare l’incanto della prima volta e il rapporto di immersione nelle profondità delle rocce.  ( Non sempre ci rendiamo conto che scendendo in una cava iblea, è come se scendessimo nelle viscere della terra, dentro una piega dolce, rimarginata, accogliente, femminilmente accogliente). Che vi posso dire? Mi sembra un luogo accogliente come il corpo di una donna appassionata.

    Ma prima ancora d’usare il senso della vista che si posa su ogni erbetta, si percepisce con l’altro senso, l’odorato, tutto un profumo che stuzzica e inebria, così senti la prepotenza della nipitella e l’aroma dell’origano e quindi ti arrendi davanti al  sopraggiungere della dolcezza del timo. Scendendo s’incontra di tutto : il cappero in livrea autunnale, il terebinto senza fiori ,   … Salvo comincia a diventare “ euforico ”, si vede da come armeggia con la macchina fotografica e a Jolanda sibilo subito la passione di lui  per le orchidee, così appena arriviamo nei pressi di una piccola terrazza delimitata come per gioco da piccoli muretti, Ella dice che quello,  in primavera, è il posto delle orchidee selvatiche e quindi loro due cominciano a tubare  con i nomi, in latino, capirete… che si potranno vedere in aprile. Nasce subito la promessa : torneremo alla  “stagion  fiorita”  per incontrare le innamorate di Salvo.

    Ora che siamo arrivati al livello del fiumiciattolo, facciamo una piccola sosta perché questo  è un piccolo laboratorio a cielo aperto, cioè un punto d’osservazione ricchissimo e variopinto. Vi risparmio l’elenco della varietà, che sono tante … e proseguiamo attraversando il piccolo fiume dove subito incontriamo una vecchia sorgente scavata nella nuda roccia , ma tenera , anzi molto tenera, e un’altra accanto più nuova e in funzione, prudentemente chiusa con lucchetto.

    Ho preso un impegno con me stesso perché voglio individuare quella particolare cicoria… sapete, io non mangio pane e cicoria nel senso comune del termine, ossia per fare qualche sacrificio o scontare qualche pena, bensì per piacere, per diletto, per gusto, per essere pronto  e ogni volta che la mangio mi ricordo di Mosè che la notte prima del grande esodo fece mangiare a tutto il popolo ebraico erbe amare e pane azzimo, in piedi , di fretta, pronti per partire; ebbene, mangio pane e cicoria perché ne sono ghiotto, in particolare mi piace il gusto amarognolo ( mi piace dire in dialetto : amarostico ),  sicché, dicevo,  vorrei trovare quella particolare cicoria che al mio paese si chiama “ brambutu ”, ora che sono riuscito ad imparare il riconoscimento, avendo avuto un super maestro come il mio amico Carmelo ( in quel di Linguaglossa ), mediante le foglioline verde smeraldo variamente lanceolate o seghettate, talvolta ricoperte da una leggerissima peluria; quando  finalmente la trovo e la indico a Jolanda ottengo la risposta che qui,  nel ragusano,  non tutti la raccolgono e consumano e che comunque appartiene alla famiglia delle cicorie.  

 

    Continua ……..


Cava Misericordia
la Cedracca i frutti del Biancospino
Smilax aspera - salsapariglia Solanum Nigrum
Sternbergia lutea - Zafferanastro giallo
Phillitis scolopendra
Trachelium lanceolatum

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