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Passeggiata sull’Etna 15 novembre 2009 A conclusione dell’anno escursionistico 2009 ci siamo avvicinati, poco timorosi, piuttosto intraprendenti e allegri, carichi di varie salmerie, ad alcune pendici orientali dell’Etna, quelle che stanno a ridosso del versante nord orientale dell’antico Trifoglietto, dove una serie di antichissimi vulcani ( Monte Fontane, Cirasa, Scorsone, Rinatu) fanno da parete alla grande valle del Bove. Il fatto è che questi piccoli vulcani sono ricoperti da una vegetazione di bosco “misto” che in autunno creano una variopinta tavolozza di colori e ancora - sì ancora malgrado tutto - sentiamo il bisogno, almeno una volta l’anno, di andare a vedere il vestito colorato di questi alberi, che hanno questi nomi : Castagno, Faggio, Pioppo, Quercia, Pino, Leccio, Acero, Betulla … L’aria è tranquilla - Eolo sta dormendo - e un tenerissimo tepore, una morbida atmosfera induce a un certo abbandono dei sensi, sicchè ascoltare Giuseppe che ci parla delle caratteristiche di questo bosco a queste quote, esposto prevalentemente a oriente, sembra un racconto soave e antico. [Dopo circa 200 metri dall’imbocco della stradina in salita per raggiungere il bosco di Cubania, nel bel mezzo di un fitto bosco di querce e roverelle, prendo fiato un attimo e chiudo gli occhi, sostando sul ciglio stradale e cosa vedo a circa 50 metri di distanza, sul declivio lieve e arrotondato ? … due cavalcature, una piccola e una più grande… … Siamo nella Mancia nei pressi di Montesinos e il somaro s’impunta come una pietra, sicchè a Sancio non resta che sgravarlo dalle masserizie e dal basto. Anche Ronzinante cede sulle gambe, è incapace di reggere oltre lo sforzo del camminare. “ Signor padrone” dice Sancio al cavaliere, che nel frattempo è sceso dalla sella e rimane appoggiato a un fragile corrimano di corda, “ Signor padrone, qui non possiamo durare” e così dicendo gli sfila dal fianco la spada e sguainandola va aizzando le costole delle due bestie, oppure le bastona di piatto , ma non c’è verso di farle avanzare di un centimetro, mentre il cavaliere ancora attonito e come in estasi, con lo sguardo rivolto al cielo, da solo a bassa voce parla e risponde a sé stesso : “ Oh Chisciano Chisciotte “ dice “ che hai fatto degli anni tuoi ? Ecco, tra il caldo e il gelo, hai percorso la terra sconosciuta, a favore di dame e derelitti, ricavandone scarsi successi ma molti colpi e tanti cachinni. Tanti maghi ti hanno affatturato il pensiero e ora non sai neppure dire se sei Chisciotte o Chisciano, se chi ti guarda dallo specchio è la tua faccia o una fantasima d’aria”. “ Hai visto trasformare bacinelle di peltro in elmi e fondachi in castelli; una barba stravagante è cresciuta sul mento e dalla celata d’un paladino è comparsa la faccia d’un baccelliere … Voi stesse, Maritornes, Altesidora, mie dee travestite , e tu Dulcinea, giorno della mia notte, gloria della mia pena, tutte voi, attraverso quanti disincanti e malie m’avete fatto ridda nel cuore, ora regine ora serve, odorose d’aglio o zibetto, ma sempre in un soffio evasive, quando con mani vane tentavo di trattenervi… Ahimè, chimera e trucco è la vita, un tavolino da gioco drizzato nella gran piazza del mondo. Ed è l’amore un busillis che dispero di sciogliere, ormai “... Ma Sancio, bruscamente lo richiama e traendolo per un braccio dice : “vienimi appresso tranquillo Chisciotte mio “. Così procedono a piedi dopo aver accomodato le bisacce su quattro assi di legno intrecciati e che Sancio, legati ai polsi con due tiranti, trascina dietro di sé. Dopo pochi passi don Chisciotte cerca con le dita la coda di Ronzinante e la stringe come una treccia amorosa, quindi ci si appende con gli occhi chiusi, trovando nell’amabile bestia tanto residuo vigore e misericordia da consentirgli la marcia. Fino a quando lungo un tratto più aspro, dove la peste d’ innumerevoli capre aveva seminato il suolo di screzi, le forze gli mancano affatto e si lascia pianamente cadere sulle foglie accartocciate… ] Citazione mnemonica da : “ L’ultima cavalcata di Don Chisciotte” di Gesualdo Bufalino Nota : cachinno (sguaiatezza beffarda); baccelliere (giovane novizio prima di essere cavaliere); busillis (difficoltà, ostacolo). Il sopraggiungere di Giuseppe con il grosso del gruppo mi fa svaporare la visione… mi dà lo spunto di rientrare nel seminato e comincia una nuova eccitazione perché lì vicino c’è un picchio muratore, anzi due, che scendono veloci lungo il tronco della quercia. Ecco la spiegazione di Giuseppe : il picchio muratore cattura gli insetti scendendo velocemente dai tronchi d’albero, al contrario del rampichino che cattura gli stessi insetti arrampicandosi verso l’alto con movimento a spirale. Esempio illustre di identificazione del nome con la caratteristica tipica della specie. Facciamo pochi passi ancora e dietro una curva appare il monte che sovrasta le case Cubania, tutto ammantato di colori, pennellate degne di Manet, Degas, Cezanne, Van Gogh; in questi giorni abbondano le tonalità del giallo e del marrone, fra poco arriverà il rosso e al di sopra delle cime degli alberi ecco le nevi che coprono il giovane irruento, terribile, inquietante cratere di sud-est, quindi il sottile profilo del più vecchio nord est e la sommità del quasi preistorico Trifoglietto, la punta più alta della residua caldera: i pizzi Deneri ( sommità femminea vista da Linguaglossa perché ti guarda come una colossale mammella : non c’è profilo etneo più dolce di quello che si può vedere dalle colline che stanno alle spalle del paese, quelle stesse colline che fanno scivolare e accelerare il vento di tramontana). ( Per chi vuole approfondire : nel mese di settembre dell’anno 1911 nasce il cratere di nord est e si crea il capezzolo della mammella). Subito dopo ci fermiamo su un ponte lastricato in pietra lavica che scavalca il torrente, qui poco più di un avvallamento del terreno, che più a valle diventerà il torrente Macchia, lo stesso torrente che è stato irreversibilmente ostruito dalla colata lavica del 1971 che in quella infelice primavera decise di scorrere nel suo letto; la colata lavica si arrestò soltanto nei pressi della località Cavagrande, così ora il torrente Macchia ha una portata molto limitata, non raccogliendo più le violente piogge del suo alveo più alto. Giuseppe ci spiega con amarezza che hanno costruito il ponte con un criterio molto idoneo a sprecare denaro pubblico : le acque, dovrebbero scorrere dentro una grande tubo cementizio, pensate un po’… Siamo arrivati nei pressi delle case denominate Cubania e visitiamo un antico ovile restaurato, tanto per rinfrescare la memoria dei più anziani e presentare la storia della pastorizia ai più giovani, che oggi per nostra fortuna non mancano: un gruppetto di circa otto giovani di ambedue i sessi hanno dato una nota giovanile all’intero gruppo, composto da ben 42 escursionisti. Accanto alle case Cubania è perfettamente visibile la colata lavica del 1971, con le sue piccole dagale, e con uno scorcio sul mare Jonio più che apprezzabile : si vede tutto il promontorio di Taormina e tutto il profilo calabrese, compresa la sommità dell’Aspromonte. Sul mare ci sono delle grandi striature, è verosimile che sono l’effetto delle correnti marine, ma sembrano delle grandi vie sull’acqua : ci pensate per un momento al fatto che quelle acque sono state percorse dai pionieri ateniesi e che i primi sono sbarcati in quella Naxos che ora è diventata una bolgia di cemento con annesse discoteche, nelle quali oltre a sparar musica in numerosi decibel, scorrono fiumi di … ? Lasciamo quasi tutti i bagagli nei pressi di una ombreggiata terrazza che circonda la cisterna e tre coraggiose e altruiste signore – in testa la nostra Presidente - restano sul luogo per preparare la prevista salsicciata, rinunciando alla passeggiata che subito intraprendiamo in leggera salita nel folto del bosco che continua fitto e colorato, abitato da un senso di convivenza arborea degno della migliore comunità. Elementi degni di nota : il pino , u zappinu, varietà pino nero o pino laricio, è una pianta pioniere ( perché arriva subito dopo la ginestra che è pianta preparatoria del terreno lavico dopo il lavorio dei muschi e dei licheni), e lascia il posto agli altri alberi quando si fanno avanti, così lui colonizza altri terreni e lascia crescere i pioppi, le querce, i faggi, le betulle ecc. ( Come non ricordare qui la mia infanzia quando talvolta, nella buona stagione, al seguito di mio padre che faceva il piccolo imprenditore per il taglio di legname nella pineta di Linguaglossa, potevo giocare con i vasetti adibiti alla raccolta della resina odorosa, ineffabilmente profumata, rimanendo incantato davanti alle sapienti incisioni che soltanto alcuni operai erano in grado di eseguire sui tronchi dei pini secolari? ). Saliamo dolcemente ancora per alcuni minuti in un sentiero sinuoso, ora che abbiamo abbandonato la carrareccia e il bosco diventa più fitto, un po’ più selvatico e intricato. Quando incontriamo i primi funghetti curiosi nella forma, nascono le curiosità : si tratta del Lycoperdum perlatum, conosciuto anche come fungiu di tabaccu, o piritu i lupu , in italiano vescia , commestibile quando la gleba cioè l’interno è perfettamente bianco e quindi quando il fungo è giovane (si mangiano fritti nel burro se sono piccoli, a fettine come frittelle impanate se sono grandi). Quando il fungo si degrada, nella fase finale di maturazione, al minimo contatto fuoriesce una polverina simile al tabacco in polvere, che non bisogna assolutamente respirare. Già da un po’ stiamo risalendo le pendici del monte Scorsone e tra poco troveremo l’affaccio sulla valle del Bove : che infatti si presenta in tutta la sua magica bellezza, leggermente offuscata da una lanugine impalpabile che tuttavia consente di spingere lo sguardo oltre l’orizzonte , cioè oltre monte Zoccolaro e la Serra del Salifizio, la Schiena dell’Asino e la Montagnola. Ma appena sotto i nostri piedi comincia la scarpata aspra e selvaggia della parete che strapiomba nella valle, laddove vicinissima si erge la Rocca delle Capre, rigogliosamente verde e colorata, e sulla nostra destra la Rocca Musarra - solitaria, fantasticamente e miracolosamente irta tra le nere lave antiche e recenti - fa la figura di un gigante che vuole resistere indomito per sempre … ahimè è destinata a soccombere prima o dopo, lo strazio di Mongibello non perdona. Non c’è il tempo di completare il giro d’orizzonte che veniamo attratti, letteralmente catturati da un grosso rapace che volteggia su Rocca della Capre. Giuseppe : è l’aquila, come siamo fortunati, a quest’ora… sono due , una coppia, incredibile … siiiiit, silenzio, non gridare, non spaventiamole … loro volteggiano in un volo tranquillo, maestoso, ma ben presto si allontanano, sia pure con una loro esclusiva, calma velocità, un ritmo incomprensibile a noi umani. ( Considerate che la valle è lunga circa 8 km ). Generalmente si può scorgere l’aquila in volo quando volteggia sopra le nostre teste, dobbiamo guardare in alto per osservarla, oggi abbiamo avuto il privilegio di vedere volteggiare una coppia dall’alto e non è cosa da poco sia in senso statistico sia in senso tecnico ed estetico. E’ notorio che si può venire in questi posti anche per dieci volte di seguito e non scorgere mai un’aquila in volo, quindi… trarre le conclusioni è facile, facilissimo. Ora è il momento di trasmettere alla comitiva qualche informazione vulcanica su quello che vediamo : un mare desertico di lava nera. Giuseppe ci illustra quanto occorre, ma io non riesco a tacere perché l’urgenza del ricordo è troppo forte e quindi parlo della condizione della valle del Bove com’era circa 50 anni fa : un grande bacino vuoto a tratti verdeggiante, con qualche piccola colata e un bordo orientale abbastanza alto, circa 100-150 metri che raccordava perfettamente con Monte Calanna, il cratere più antico dell’Etna, collegato al monte Zoccolaro dal margine del Salto della Giumenta. Non tralascio di far presente che sarà possibile vedere il versante scosceso sul quale ci affacciamo, in modo speculare, cioè dal basso, ridiscendendo la valle dal “ balcone ” della Valle del Leone, adagiata ai piedi del massiccio dei Pizzi Deneri. Probabile futura escursione da effettuare a iniziare da maggio 2010. Riprendiamo la strada del ritorno, l’attrazione verso il luogo del cibo è forte, soltanto alcuni coraggiosi escursionisti allungano il percorso per salire su Monte Rinatu. Il resto del gruppo rientra alla base ridiscendendo il sentiero. Il gruppo si sgrana un po’. Chissà perché mi ritrovo da solo, per la verità mi sono fermato per riporre su alcune foglie verdi i funghi lycoperdum che ho raccolto poco prima. Mentre guardo i pioppi gialli che toccano il cielo mi giungono le note brahmsiane dell’inizio del finale della prima sinfonia: i corni che intonano la nobile melodia del richiamo nel bosco e la risposta del flauto, la voce femminile, sostenuta dai violini, quindi i tromboni in sordina distendono il tappeto vellutato sul quale i due amanti si incontrano abbracciandosi all’unisono sulla stessa melodia. Due minuti di musica che alcuni considerano soltanto una preparazione alla parafrasi dell’inno alla gioia che irrompe subito dopo da tutti gli strumenti ad arco. Ma io no, mi ostino a pensare che ci sono due amanti che si cercano e si abbracciano. Non vi dico la dolcezza che se ne trae dall’ascolto appena appena attento. Non è voglia di dejà vu, piuttosto si tratta di un tema che gira in testa quando il contesto è così silenzioso e interiorizzato. Ma non è il momento di pensare alla musica, bensì il momento della salsiccia. Essendo stata preparata da una macellaio artigiano di Linguaglossa ha riscosso una buon successo, facendo a gara con il vino altrettanto ricercato, anch’esso linguaglossese, (provvisoriamente chiamato “di Egidio”) ma in realtà prodotto in un piccolo vigneto di miei amici norvegesi che hanno comprato un impianto già collaudato con criteri di evoluta enologia, non in purezza ma in un sapiente e fortunato equilibrio di vitigni autoctoni. Tuttavia il successo è stato piacevolmente insidiato dal vino novello offerto da Carlo e Rosita, ancora immaturo ma spiritoso come un clown da circo. Ah, dimenticavo, non sono mancate le caldarroste, il pecorino arrostito sulle braci e tanti dolcetti… complimenti alle “cuoche” e agli organizzatori! ( Egidio M.)
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Link
wwfjonicoetneo@yahoo.it
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Prossima escursione:
domenica 5 settembre 2010 |
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La sede sarà
presenziata nei giorni di martedì e venerdì dalle ore 10.00 alle ore
11.00 |
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