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Aci Trezza

R.N.I. “ Isola Lachea - Faraglioni dei Ciclopi”

11 giugno 2006

La R.N.I “Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi”, delimitata fra Capo Mulini e Punta Aguzza, per un’estensione di 623 ettari, rappresenta un piccolo tesoro sia geologico che naturalistico. Oltre all’’Isola Lachea sono compresi nella Riserva anche il Faraglione Grande o di Santa Maria, il Faraglione di Mezzo, il Faraglione degli Uccelli e altri tre Faraglioni più piccoli. L’Isola Lachea e i Faraglioni, che la leggenda attribuisce al mitico Polifemo accecato da Ulisse-Nessuno, sono il risultato di un’intesa attività eruttiva sottomarina che, circa 500.000 anni fa, interessò l’ampio bacino del Mar Ionio che allora occupava tutta la zona dell’attuale vulcano. Spettacolari sono i basalti colonnari presenti nella riserva, soprattutto nel Faraglione Grande, per la loro particolare forma prismatica, come pure le coperture sia dell’isola Lachea che del Faraglione Grande di argille risalenti al Pleistocene Medio (marne) quasi a formare una sorta di cappello, sulle quali riescono ad attecchire svariate specie vegetali. Nell’Isola Lachea la presenza dell’uomo è registrata fin dalla preistoria, testimoniano il fatto i resti di una sepoltura e di un’ascia litica, inoltre, due caverne, la grotta dell’eremita e la grotta del monaco, sono state abitate nei secoli scorsi da due eremiti. Durante il XIX secolo l’isola e i faraglioni divennero proprietà della famiglia Gravina che nel 1896 le cedette per studi scientifici all’Università Catania. Oggi la riserva vanta anche una particolare ricchezza faunistica, che trova nella Podarcis sicula ciclopica e nell’Urozelotes mysticus i suoi due rappresentanti di maggior rilievo. La Podarcis sicula ciclopica, una lucertola che a causa  dell’isolamento nell’isola ha sviluppato caratteristiche tali da renderla endemica; la particolarità più evidente è rappresentata da alcune macchie rosse che compaiono  lateralmente lungo il corpo degli esemplari maschi durante il periodo dell’accoppiamento. Quando questa caratteristica è stata riscontrata, casualmente,  anche in alcune femmine  il fatto ha insospettito i biologi della riserva che hanno effettuato studi approfonditi, prelevando, tra l’altro, piccoli lembi di pelle e rilevando all’osservazione al microscopio, che le macchie rosse fossero dovute soltanto alla presenza di parassiti che durante alcuni periodi dell’anno infestano l’animaletto. Fra gli invertebrati particolare interesse riveste un minuscolo ragnetto l’Urozelotes mysticus la cui presenza è registrata soltanto nelle Grotta dell’Eremita. Infine un favorevole gioco di correnti marine mantiene sempre pulite e trasparenti le acque lungo la costa, permettendo così il proliferare di numerosi esemplari di vertebrati ed invertebrati marini. Un piccolo Museo Naturalistico allestito nella parte più alta dell’Isola Lachea  come la professionale assistenza del personale e degli studiosi dell’Università di Catania danno quel tocco di completezza che rendono speciale la visita alla riserva. (essecu)  

 

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