![]() |
||
|
da “La Sicilia” del 25 aprile 2009 Raggiunto un difficile compromesso al termine del G8 Ambiente. La Prestigiacomo: «La parola ai premier» ALFIO DI MARCO - NOSTRO INVIATO SIRACUSA. Riparte da Siracusa il lento, difficile cammino del mondo per trovare una soluzione all’emergenza inquinamento. Al termine della tre-giorni aretusea del G8 Ambiente (che riunisce Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) e alla quale hanno preso parte anche i rappresentanti di altri 12 Paesi (Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto, Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca) sono stati messi nero su bianco i cinque nodi da sciogliere da qui a dicembre quando a Copenaghen si terrà il summit delle Nazioni Unite sul clima. Un super-vertice che dovrà segnare la strada del dopo-Kyoto. «Questi i cinque capitoli-chiave – puntualizza il ministro italiano Stefania Prestigiacomo, tirando le somme delle assise –: un obiettivo nel breve e medio periodo; uno a lungo termine; confrontabilità degli sforzi fra i singoli Paesi; finanziamenti e regole di gestione internazionale ». «Il G8 Ambiente – precisa il ministro – non ha assunto decisioni perché non è la sede. Tutti i ministri hanno però condiviso l’impostazione per il sostegno dei Paesi in via di sviluppo. Serve investire nell’ambiente anche in chiave anti-crisi: la green economy è un settore nuovo che può aprire spazi di mercato e creare posti di lavoro. Affideremo ora i documenti di sintesi su clima e biodiversità ai capi di governo e di Stato che a luglio si riuniranno all’Aquila. Da lì dovrà partire, ce lo auguriamo, un nuovo input per superare gli ostacoli e arrivare pronti al vertice di Copenaghen». Fin qui la facciata ufficiale del vertice. In realtà, i lavori di Siracusa sono stati molto duri e hanno messo alla prova la resistenza di tutti i partecipanti. Nodi centrali dello scontro, proprio la biodiversità e il clima. A tal punto che la tanto sospirata Carta di Siracusa è stata prima stravolta nella sua stesura originaria e quindi riscritta e ricucita più volte. Alla fine, il documento sottoscritto si pone come obiettivo di «arrivare a un completamento del negoziato sul regime internazionale di accesso e condivisione dei benefici delle risorse entro il 2010, attraverso un cammino comune e l’identificazione di opzioni normative vantaggiose». Un articolato dai toni «burocratesi » per mascherare l’incertezza che ancora regna e di cui si è fatto portavoce ieri in prima mattinata Carlos Minc, ministro dell’Ambiente brasiliano: «Tanta strada rispetto al recente passato è stata fatta qui a Siracusa – dice –, ma restano nodi ancora da sciogliere. E se non lo si farà, il Brasile e altri Paesi come India, Sudafrica, Messico, Germania e Canada non sottoscriveranno quegli accordi necessari per giungere uniti a Copenaghen». In altre parole, i Paesi in via di sviluppo e alcuni di quelli industriali che li appoggiano puntano all’adozione di obblighi vincolanti chiari e precisi nei confronti dei Paesi più avanzati anche per il periodo post-2012. Inoltre, alcuni Paesi non industrializzati come appunto Cina, India e Brasile non vogliono assolutamente mettere in discussione il loro status di Paesi in via di sviluppo, ovvero mischiare e confondere le discussioni e i negoziati nell’ambito del protocollo con quelli legati alla convenzione. L’obiettivo è quello di evitare di essere coinvolti nella definizione di una nuova ripartizione delle responsabilità che inevitabilmente comporterebbe obblighi economico-finanziari di non poco conto. «Con l’arrivo sulla scena internazionale di Barack Obama, la speranza ha ripreso vigore – conclude Minc, che a nome del suo Paese propone una petrol-tax del 10% sui proventi dell’industria del petrolio da destinare alla lotta ai cambiamenti climatici –. Ma sia chiaro che non accetteremo di firmare alcunché se non si cambiano le regole fissate a Kyoto. I Paesi industrializzati, entro il 2022, devono ridurre le emissioni nocive del 45%. Non solo: la verifica, dopo il 2012 (data di scadenza degli obblighi imposti dal Protocollo di Kyoto, ndr), dovrà avvenire ogni 5 anni, nel 2017 e nel 2022. Nei primi 5 anni la riduzione dovrà essere del 20%, per giungere al 45% nel quinquennio successivo. Confidiamo nell’impegno preso dal presidente Usa Obama: vedremo cosa saprà fare. Con lui sembra d’essere in Paradiso, rispetto all’amministrazione Bush. Ma le parole sono una cosa, i fatti ben altro». Il pallino torna dunque agli Stati Uniti dove il ministro Prestigiacomo si trasferirà lunedì per partecipare al Forum sulle maggiori economie di Washington, dove esporrà i contenuti del vertice di Siracusa cui ha preso parte anche la responsabile dell’Agenzia di protezione ambientale americana (Epa), Lisa Jackson che ha sottolineato la decisa virata degli Usa «nella politica su energie pulite e risparmio energetico». |
Link
wwfjonicoetneo@yahoo.it
|
|
|
Prossima escursione:
domenica 5 settembre 2010 |
||
|
La sede sarà
presenziata nei giorni di martedì e venerdì dalle ore 10.00 alle ore
11.00 |
||