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Lo stato della conservazione della biodiversità nel mondo, nel Mediterraneo e in Europa Negli ultimi decenni una parte dell’umanità ha tratto enormi benefici dallo sviluppo socio-economico che le ha permesso di affrancarsi dal soddisfacimento dei bisogni essenziali . Buona parte di questo sviluppo ha causato una profonda trasformazione dei sistemi naturali ed una progressiva perdita della biodiversità del Pianeta . Questa perdita di biodiversità in termini di ecosistemi, specie e geni è particolarmente preoccupante non solo per il valore intrinseco del bene Natura in quanto tale , ma anche perché comporta una drammatica perdita dei “servizi ecosistemici” che i sistemi naturali offrono alle nostre economie ed al nostro benessere, senza peraltro essere considerati nei sistemi di contabilità nazionale dei singoli paesi. Purtroppo ancora oggi c’è una grande difficoltà nel percepire lo straordinario valore della biodiversità e il suo ruolo nei diversi sistemi che sostengono il nostro benessere e quello del Pianeta. L’ambizioso obiettivo di raggiungere entro il 2010[1] la riduzione della perdita di biodiversità nel Pianeta presenta seri problemi ad essere raggiunto . Lo testimoniano in modo concreto e diretto le analisi di tantissimi indicatori tra i quali quelli del Living Planet Index[2] (LPI) 2008 pubblicato dal WWF dove a fronte di un continuo aumento del consumo delle risorse naturali (documentato da altri indicatori come l’Impronta ecologica e l’Impronta idrica) si evidenzia un drammatico crollo dei valori dell’indice sia per la diversità marina, sia per quella terrestre, sia per quella delle acque interne.
Dalla fine degli anni 70 è stata distrutta nel Pianeta una superficie di foresta pluviale tropicale più ampia dell’Europa e ogni 3-4 anni viene distrutta una superficie equivalente a tutta la Francia. Gli studiosi della biodiversità ritengono che le specie oggi si estinguono a una velocità circa 100 volte superiore a quella che si può desumere dai resti fossili. Nella sola Europa sono minacciati di estinzione il 42% delle specie di mammiferi, il 43 % degli uccelli, il 45% dei rettili e il 52% dei pesci di acqua dolce. In linea con questo scenario i dati che sono stati raccolti dal primo grande rapporto mai prodotto sullo stato di salute degli ecosistemi della Terra, il Millennium Ecosystem Assessment promosso dal segretario delle Nazioni Unite, dimostra non solo la complessa relazione tra sistemi sociali e sistemi naturali e il valore dei servizi prodotti da questi ultimi, ma anche come negli ultimi 50 anni gli esseri umani per venire incontro alla crescente domanda di cibo, acqua dolce, legno, fibre, combustibile e territorio da occupare, abbiano modificato gli ecosistemi più rapidamente e profondamente che in qualsiasi altro periodo della storia umana. Drammaticamente, senza l’adozione di misure innovative politiche, economiche e sociali il degrado degli ecosistemi e della biodiversità che li compone sarà sempre più irreversibile. La Convenzione sulla Diversità Biologica (portata alla firma in occasione dell’Earth Summit delle Nazioni Unite tenutosi a Rio de Janeir nel 1992) è il primo accordo globale che si prefigge la conservazione della biodiversità del Pianeta. La Convenzione riconosce, per la prima volta, che la conservazione della diversità biologica è parte integrante del processo di sviluppo economico e sociale. I tre principali obiettivi della Convenzione sono: la conservazione della diversità biologica, l’utilizzazione sostenibile delle sue componenti e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento della biodiversità . Conformemente all’art.6 della Convenzione, ciascuna parte contraente: · ‘’elabora strategie, piani o programmi nazionali volti a garantire la conservazione e l’utilizzazione duratura della diversità biologica oppure adatta a questo fine le strategie, i piani ed i programmi esistenti che devono riflettere, tra l’altro, le misure enunciate dalla Convenzione che concernono la parte contraente”; · ‘’integra, per quanto possibile e opportuno, la conservazione e l’utilizzazione duratura della diversità biologica nei suoi piani, programmi e politiche settoriali o plurisettoriali pertinenti’’. 189 sono i Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica 126 i Paesi che hanno redatto una Strategia Nazionale o Piano di Azione nazionale per la Biodiversità in conformità con l’art.6 della Convenzione Internazionale. 27 i Paesi membri dell’Unione Europea che hanno ratificato o accettato la Convenzione sulla Diversità Biologica. 22 i Paesi membri dell’Unione Europea che hanno redatto una Strategia Nazionale o Piano di Azione nazionale per la Biodiversità: Austria – Belgio – Bulgaria – Danimarca – Estonia – Finlandia – Francia – Germania – Irlanda – Lettonia – Lituania – Olanda – Polonia – Portogallo – Regno Unito – Repubblica Ceca – Romania - Slovacchia – Slovenia – Spagna – Svezia – Ungheria. 5 i Paesi membri dell’Unione Europea senza una Strategia Nazionale per la Biodiversità: Cipro – Grecia – Lussemburgo – Italia – Malta. 2 i Paesi candidati a diventare membri dell’Unione Europea che hanno redatto una Strategia Nazionale o Piano di Azione nazionale per la Biodiversità: Croazia, Turchia. In Italia con la Legge n.124 del 14 febbraio 1994 il Parlamento ha ratificato la Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica ma ancora oggi non esiste una strategia nazionale per la conservazione della biodiversità, in ottemperanza dell’articolo 6 della convenzione. Cosa chiede il WWF
La connessione fra conservazione della biodiversità e cambiamenti climatici La distribuzione e le caratteristiche degli organismi viventi sul Pianeta sono intrinsecamente correlati a tutte le variabili climatiche presenti in ciascuna area della Terra. L’accelerazione del cambiamento climatico attualmente in atto ha e avrà un impatto sostanziale sulla struttura e distribuzione della biodiversità del Pianeta, sia per la rapidità con cui ha luogo sia per l’intensità dei fenomeni che ne conseguono. Ne deriva quindi che i cambiamenti climatici, alterando la biodiversità del pianeta agiscono negativamente sulla struttura e sulle funzioni degli ecosistemi che di questa si alimentano, nuocendo in maniera diretta sui sistemi sociali e quindi sul benessere della specie umana e del Pianeta. Il 4° Assessment dell’IPCC conclude indicando i cambiamenti climatici come la principale minaccia alla biodiversità nelle prossime decadi. Una caratteristica inoltre dei cambiamenti climatici è quella di amplificare gran parte degli altri impatti prodotti dall’intervento umano e, viceversa, l’alterazione dei sistemi naturali causata dall’intervento umano rafforza ancora di più l’effetto dei cambiamenti climatici. Un ecosistema degradato subirà in modo più intenso gli effetti dei cambiamenti climatici, così come un territorio frammentato e alterato non consentirà un naturale spostamento o dispersione degli organismi viventi necessari per reagire ai cambiamenti climatici. Laddove i sistemi naturali sono, infatti, degradati e vulnerabili si abbassano significativamente le loro capacità di reazione, con gravi ricadute anche sui sistemi sociali. Per affrontare le problematiche indotte dal cambiamento climatico, il ripristino ecologico offre una concreta speranza nei confronti di due aspetti cruciali: 1) la ricomposizione degli ecosistemi frammentati, che consente ad animali e piante di migrare in risposta ai cambiamenti e agli ecosistemi di ristabilire le proprie strutture e funzioni; 2) la cattura del carbonio tramite la ricostituzione delle foreste, delle zone umide (che facilitano la formazione di torba) e degli altri ecosistemi (che agiscono come sink di assorbimento del carbonio). Cosa chiede il WWF
La carta di Siracusa e il suo sviluppo
Il valore delle funzioni e
dei servizi che la biodiversità offre attraverso gli ecosistemi, sia al
benessere umano sia alla nostra economia è fuori discussione ed è chiaramente
documentato dalla migliore conoscenza scientifica oggi disponibile
sull'argomento. Lo stato di salute degli
ecosistemi, il mantenimento del loro stato di vitalità e l'impedimento del loro
progressivo deterioramento devono essere oggetto di una costante attenzione che
non può prescindere da una gestione integrata e d’ampio spettro, per l’appunto
definito approccio ecosistemico. La Carta di Siracusa
dovrebbe il più possibile evidenziare il valore fondamentale della conservazione
e razionale gestione del capitale naturale, come base essenziale delle nostre
economie, e cercare di impegnare i paesi del G8 in politiche proattive in difesa
della biodiversità tentando di rispettare al massimo i target già esistenti,
come quello del 2010. Tale target richiede uno
sforzo straordinario mirato ad un suo significativo avanzamento e per
l'impostazione di un nuovo piano di azione per raggiungerlo rapidamente
attraverso una profonda politica di aree protette sia terrestri che marine, di
pianificazione territoriale che privilegi le azioni di connessione tra
ecosistemi alle numerose e prevalenti attività di frammentazione e di impegni
rigorosi per eliminare la deforestazione selvaggia sul nostro pianeta. In realtà la carta di
Siracusa appare per adesso una dichiarazione di principi che, ancora una volta,
avulsa da un piano di impegni concreti rischia di aggiungersi alle innumerevoli
dichiarazioni che hanno assai poco contribuito alla riduzione del tasso di
perdita di biodiversità.
Cosa chiede il WWF
1. riporti obiettivi e indicatori concreti e misurabili e strumenti finanziari adeguati; 2. venga data priorità all’accesso e alla divisione equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse della biodiversità, in particolare quelle genetiche; 3. indirizzi l’integrazione degli obiettivi di conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e sociali 4. promuova la comprensione delle relazioni tra servizi degli ecosistemi e benessere umano; 5. faciliti l’accesso alle informazioni riguardanti la biodiversità da parte di decisori politici; 6. identifichi e misuri i drivers di perdita di biodiversità specifici per ogni settore; 7. integri in modo efficace gli obiettivi conservazione della biodiversità nelle politiche per i cambiamenti climatici; 8. consenta l’integrazione della classica contabilità economica con quella ecologica secondo i più avanzati riferimenti internazionali; 9. provveda la massima diffusione ed applicazione concreta dello studio “The Economics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB) e dei suoi risultati. · Che il governo Italiano nell’adottare e nel promuovere i concetti di conservazione della biodiversità delineati nella carta di Siracusa rinnovi il proprio impegno alla stesura della Strategia Nazionale biodiversità entro il 2010. · Che la strategia Italiana per la conservazione della Biodiversità rispetti gli obiettivi tematici delineati dal Piano di Azione europeo e integri i seguenti principi guida tematici: Processi partecipati - Riconoscendo il territorio come bene comune fondamentale e la biodiversità come valore strategico, assumere la partecipazione delle comunità locali come elemento chiave nella tutela della biodiversità, valorizzando i saperi locali e “informali", promuovendo la formazione e attivando processi di coinvolgimento nei piani, programmi e progetti alle varie scale di riferimento". Comunicazione e Informazione - Sviluppare una comunicazione multimediale volta favorire il dialogo, la trasparenza, la condivisione e la partecipazione dei cittadini ai processi di tutela e gestione del territorio. Sviluppare una comunicazione di qualità, non banalizzata e strumentale, ma che punti alle cause più che agli effetti, comunicando una positività e il concetto di valore comune, assicurando un flusso di informazione tra tutti gli attori in causa. Specie aliene - Favorire la prevenzione, rafforzando gli strumenti e i ruoli di politica nazionale e i quadri giuridici e istituzionali con la creazione di organismi di coordinamento nazionale e internazionale. Attuare misure efficaci di mitigazione degli impatti e promuovere il ripristino degli ambienti alterati dalle immissioni biologiche. Promuovere la sensibilizzazione, attraverso una corretta informazione del pubblico, delle categorie maggiormente interessate e dei decisori sul tema delle specie aliene. Cambiamenti climatici e biodiversità - Assicurare l’impegno per il contenimento degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini, terrestri e di acqua dolce promuovendo strategie di adattamento volte ad assicurare in particolare: un uso sostenibile della risorsa idrica in tutte le fasi del ciclo idrogeologico, la tutela delle aree rifugio forestali e la promozione di interventi di ripristino ecologico-funzionale del territorio. Paesaggio e biodiversità - Introdurre nelle norme e strumenti di pianificazione del territorio il concetto di “bilancio urbanistico zero” inteso come saldo tra le nuove previsioni di consumo del suolo e il recupero ecologico, attivando osservatori regionali del paesaggio per il monitoraggio. Assicurare risorse adeguate alle rete di aree protette e alla Rete Natura 2000 per la gestione ordinaria e gli interventi a progetto. Adeguare gli strumenti di pianificazione territoriale ai principi della Convenzione Europea del Paesaggio con l’adozione di un sistema informativo territoriale quale strumento per l’integrazione degli obiettivi di conservazione della biodiversità con quelli di qualità paesaggistica. Turismo e biodiversità - Promuovere e rafforzare, a livello nazionale, regionale e locale, la progettazione, pianificazione e gestione partecipata, integrata e volta alla sostenibilità, con particolare attenzione alle aree alpine e costiere, identificando e coordinando tra loro tutti i piani e i progetti settoriali, convertendo in legge il Protocollo sulla gestione integrata della zona costiera (Convenzione di Barcellona) e ratificando il Protocollo Turismo della Convenzione delle Alpi. Servizi ecosistemici - Promuovere l’identificazione dei servizi ecosistemici per tutto il territorio nazionale, degli attori fondamentali coinvolti nella loro gestione e sviluppare forme di valutazione, analisi e monitoraggio. Tutela delle specie migratrici - Assicurare la tutela e il ripristino anche funzionale degli habitat chiave per i migratori. Contrastare il prelievo illegale e rendere compatibile il prelievo venatorio nei confronti delle specie migratrici Assicurare la compatibilità delle infrastrutture sul territorio rispetto alle rotte migratorie. [1] “2010 biodiversity target” si pone l’obiettivo di ridurre significativamente il tasso di perdita di biodiversità entro il 2010 ed è stato adottato dai govenri nel 2002 nell’ambito della Convenzione Internazionale sulla Biodiversità (CBD) [2] Il Living Planet Index, prodotto dal WWF, è uno degli indicatori ufficialmente utilizzati per verificare lo stato di avanzamento verso il “target 2010” |
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Prossima escursione:
domenica 5 settembre 2010 |
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