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Da “La Sicilia” 22 aprile 2009

MICHELE NANIA -
NOSTRO INVIATO
SIRACUSA.
Anna
Giordano è una delle naturaliste più famose di Sicilia. Le sue battaglie in nome
di falchi e poiane le sono valse minacce e intimidazioni sulla riva dello
Stretto, dove si appostava - e lo fa ancora - per impedire che i bracconieri
sparassero ai rapaci durante la migrazione. Oggi il fenomeno è quasi del tutto
sparito, nel frattempo Anna ha ricevuto alcuni tra i più prestigiosi
riconoscimenti internazionali per la difesa dell’ambiente, continua a inoltrare
esposti e denunce, a polemizzare (contro il Ponte, contro Folco Quilici che
invece il Ponte lo vuole, contro gli speculatori e i cementificatori
eccetera
eccetera...) e a mantener candida la coscienza di dura e pura
dell’ambientalismo. Anna è lontana dalla politica, anzi per la verità è lontana
da tutto: vive a Gesso, Perla dei Peloritani, una frazione a 16 chilometri da
Messina di circa 800 abitanti, a quasi trecento metri sul livello del mare. Da
casa sua, quando s’affaccia, ha un panorama unico al mondo che comprende l’Etna,
Vulcano e Stromboli oltre che Capo Milazzo. Con una vista così, si capisce
benissimo il senso della vita. Con
una vista così, un nemico dell’ambiente diventa automaticamente nemico tuo.
Anna, comincia il
G8 Ambiente, proprio qui in Sicilia.
«Lo so, lo so. Se
aspetti un attimo ti dò il numero del mio presidente che coordina il Wwf
siciliano...»
Ce l’ho, grazie.
Vorrei prima sapere cosa s’aspetta un’ambientalista impegnata sul campo.
«M’aspetto prese
di posizione serie e pragmatiche, aderenti alla realtà e davvero in grado di
aprire un nuovo corso».
Quindi sei
fiduciosa.
«Per la verità
no. Ho partecipato al vertice di Johannesburg nel 2002 e già allora mi resi
conto di come questi appuntamenti istituzionali siano slegati dalla
quotidianità, di quanto siano poco concreti e di quante promesse vengano fatte
inutilmente. Si dice una cosa, si mette pure per iscritto e s’impegna una
nazione o un gruppo di nazioni che poi si comportano esattamente al contrario.
Vedo sempre le stesse cose da quasi trent’anni, abbi pazienza: mi piacerebbe vederle cambiare
ma, con tutto il rispetto, ci credo poco».
Ma oggi la
politica è più rispettosa dell’ambiente, no?
«Ma quando mai,
finiamola con queste storie. L’illegalità istituzionale ha devastato tutto il
devastabile e continua. Ormai sono diventata un’esperta nel demolire i cosidetti
“studi di impatto ambientale”, quelli che poi danno il via libera o meno alla
realizzazione di grandi opere. E ne vedo davvero di tutti i colori, roba
ridicola, senza vergogna.
Per esempio?
«Per esempio uno
“studio” presentato per la realizzazione di un porto nella penisola sorrentina,
dove si afferma che la posa di 8.000 tonnellate di blocchi basaltici su una
prateria di posidonia produrrebbe danni “irreversibili ma non a breve termine”.
Capito che bestialità? E tutti sanno che la posidonia, sempre più rara, è il
vero termometro della salute del mare, oltre a fungere da vera e propria nursery
per tantissime specie di pesci ».
Scusa se insisto,
ma il nuovo corso della politica mondiale è tutta verde.
«Vuol dire che
hanno cambiato colore per far sempre le stesse cose, a livello planetario e a
livello locale. Mi dici cosa è stato fatto per impedire l’erosione costiera? Te
lo dico io: niente. Anzi. Non fanno altro che presentare progetti di porti,
porticcioli e dighe frangiflutti, tutte opere che deviano l’energia dell’onda.
Questa non è che sparisce: si riversa da un’altra parte. E dello sfruttamento
delle risorse idriche? E del consumo dei suoli?»
Consumo dei
suoli?
«Esattamente. In
Cina, per sottrarli alla cementificazione, lo Stato sta “blindando” enormi
quantità di terreni agricoli. Garantiranno approvvigionamento alimentare e
indipendenza dall’estero».
Ma la Cina non è
uno dei grandi inquinatori del mondo?
«Così pare. Ma lì
almeno badano anche all’interesse interno. Qui invece siamo in piena
schizofrenia. Non si fa altro che costruire, costruire, costruire. Qui, l’ho
detto e lo ripeto, a dettare legge è l’illegalità istituzionale ».
Eppure le tue
battaglie a qualcosa sono servite.
«E’ vero, oggi
sono sempre di meno i bracconieri siciliani che sparano ai rapaci “perché se non
ne ammazzi almeno uno sarai un cornuto”. Ma è stata una vera battaglia, non per
modo di dire. E comunque non è finita».
Insomma siamo
senza speranza?
«Fino a quando
non smetteremo di pensare come abbiamo fatto finora, e fino a quando non ci
convinceremo che anche una lumaca o uno “stupido pesce” ha il diritto di vivere
e di esistere perché ha un senso e un ruolo su questo mondo, no. Non c’è
speranza».
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